mercoledì 11 aprile 2007


mi permetto di rilanciare anche qui il messaggio di Antonio Di Pietro riguardo al caso Telecom.

"Oggi non c’è il Consiglio dei Ministri, è mercoledì 11 aprile: questo è un incontro straordinario con voi, perché straordinaria è la situazione che si va creando intorno ad alcuni problemi delicatissimi di credibilità delle istituzioni.
Di uno, ve ne parlerò in un messaggio a parte: riguarda la posizione presa dall’Avvocatura dello Stato contro la Procura di Milano in riferimento al sequestro Abu Omar. Secondo l’Avvocatura, la colpa di quel che è successo è dei magistrati di Milano che stanno scoprendo i rapitori e non dei rapitori che hanno commesso il delitto.
L’altra delicata questione è la vicenda di Telecom Italia. Oggi la politica si interroga: si deve intervenire o no? Io credo che se non si interviene in tempo si arriva troppo tardi, ma come al solito si pensa solo a discutere.
Il 16 aprile si terrà l’assemblea degli azionisti di Telecom, alla quale dovrebbero partecipare tutti i soci. In realtà ci vanno i soliti che, con una piccola quota di azioni, governano tutta la società. Il 16 aprile alle 11.00, ci sarà, a Rozzano, questa assemblea e si deciderà se vendere e a chi vendere. Anzi, si ratificherà ciò che è già deciso dai soliti furbetti di turno.
Io ho tentato, sto tentando in tutti i modi, di intervenire per chiedere che si faccia un decreto d’urgenza su due temi fondamentali:
- primo, che la rete sia scorporata dalla società di servizio e non possa essere trasferita da un soggetto ad un altro se non dopo un’apposita autorizzazione ministeriale; come fatto per le autostrade, così si può fare per la rete telefonica;
- secondo, che si intervenga per eliminare il giochino delle scatole cinesi, che permette a soggetti che detengono solo il 18% delle quote azionarie di una società di prendere, su di essa, qualsiasi decisione.
Le scatole cinesi sono previste dalla legge, per questo sono ancora più gravi. Serve un decreto legge, ma non credo che la politica abbia la forza e l’umiltà per farlo, e mi dispiace.
Qualcosa, però, si può fare il 16 aprile. Beppe Grillo ed io, nel mio piccolo, abbiamo cercato di raccogliere delle deleghe per rappresentare qualche migliaio di azionisti all’assemblea. Non l’avessimo mai fatto: ci hanno indicato una procedura così esasperata ed esasperante che, sostanzialmente, quelle deleghe non le possiamo usare. E’ stata fatta una legge appositamente per impedire ai tanti piccoli azionisti di esercitare il loro potere all’interno dell’azienda, per permettere a pochi di controllare tutto. Questa è la gravità.
Ma, dicevo, il 16 aprile qualcosa si può ancora fare: prendete mezza giornata di ferie, voi che avete anche solo un'azione Telecom, e venite a fare un pic-nic a Rozzano, dalle ore 11.00 in poi. Andate prima in banca e fatevi rilasciare il certificato che vi permette di esercitare il diritto di voto.
Venite tutti in processione a Rozzano, quel giorno. Qualche migliaio di persone che si accreditano e chiedono la parola per dire la loro, fanno saltare il banco. Sarebbe un fatto politico, nel senso nobile del termine, che spaccherebbe gli accordi, indurrebbe una riflessione. Quel giorno, tutti quelli che hanno azioni Telecom esercitino i loro diritti. Non tanto per il valore dell’azione ma il per valore simbolico del gesto democratico di far sentire la propria voce.
Ricordatevi, però, che dovete andare presso la vostra banca per farvi rilasciare il documento, la cedola che vi autorizza a partecipare.
Io credo che l’unione possa fare la forza: di fronte alla politica che non ha il coraggio di reagire, di fronte alla furbizia dei soliti noti, la forza democratica del popolo può ancora ribaltare il risultato."

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